Il mito della postura ideale

Young woman practicing yoga spine roll
Donna foto creata da nikitabuida – it.freepik.com

 

Per anni ortopedici e fisioterapisti hanno illustrato posture corrette e scorrette negli approfondimenti televisivi di Medicina. Queste posture ideali ci avrebbero consentito di prevenire o (addirittura) curare fastidiosi problemi come mal di schiena, cervicalgie e dorsalgie.

Ciò che si dimenticavano di dirci era il fatto che quella fosse solo teoria; una teoria è debole e falsa a meno che non venga dimostrata la sua veridicità attraverso una serie di ricerche. A quel punto la teoria è valida, ma fino a prova contraria. Si chiama metodo scientifico, è spesso noioso ma permette di evitare gli abbagli che si sono presi in diversi ambiti, prima che si sviluppasse la medicina delle prove di efficacia (EBM). Basti pensare alle teorie di Lombroso in Criminologia o al 50% della Psicologia basata su teorie raffazzonate e vendute per oro colato in accademie e università, fino ai giorni nostri.

Ecco, per l’appunto,  il materiale di ricerca mancava (e manca) ai “posturologi”, ma la voglia era (dovrei dire “è” visto che ci sono ancora posturologi in televisione, che io metterei prima o dopo gli approfondimenti di cartomanti e astrologi) così tanta da far tirar fuori modellini di colonne vertebrali con ipotetiche lesioni da posture scorrette, metodi correttivi, modi corretti e scorretti per piegarsi e tante altre baggianate che, se da un lato non curavano e non curano nessuno (eccetto forse le finanze di chi le vendeva e le vende) dall’altro erano e sono concausa di kinesiofobia nei pazienti e cronicizzazione del dolore.

Questa teoria della “postura ideale” si basa sul concetto di distribuzione interna ideale dei carichi; in teoria (solo in teoria) se il carico articolare ed extra-articolare viene distribuito in modo omogeneo, non si creano sovraccarichi compartimentali e così si evita degenerazione articolare e dolore. In teoria (solo in teoria) senza degenerazione non c’è dolore.

Ho scritto in teoria, perché numerose ricerche hanno mostrato che il nostro organismo risponde adattivamente ai carichi imposti; questo vuol dire che le aree sottoposte a più stress si irrobustiscono in risposta al carico maggiore che devono sopportare. Gli stress di natura meccanica, se graduali e progressivi, vengono trasdotti in precisi segnali biologici che conducono all’apposizione del tessuto che serve per far fronte alla richiesta biologica aumentata.  Il rovescio della medaglia è che le aree non stressate perdono le proprie proprietà di resistenza biologica velocemente; basti pensare agli astronauti che, lavorando a ridotta gravità nelle stazioni spaziali, vanno rapidamente incontro ad osteoporosi.

Fino ad un decennio fa si riteneva che questo processo fosse valido solo per ossa e muscoli, si è visto poi che anche i dischi intervertebrali, i tendini, le capsule articolari e e i legamenti si adattano agli stress irrobustendosi e potendo sopportare più carico. Naturalmente si adattano se lo stress non supera  le capacità adattive dell’organismo velocemente (trauma) e se si offrono all’organismo sufficienti tempi di recupero.

Non è magia ma solo il modo in cui il nostro sistema muscolo-scheletrico si evoluto, dovendo convivere spesso in ambienti ostili in cui non c’erano materassi in memory foam, cuscini anti-cervicalgia , le scarpe a ritorno d’energia con doppio strato di gomma e i venditori porta a porta. I nostri progenitori dovevano essere adatti, punto. Chi non lo era non aveva a disposizione posturologi e televendite di materassi, semplicemente moriva con più facilità e aveva minori probabilità di riprodursi; è una cosa crudele ma la natura opera così: selezione naturale.

Poi siamo giunti (senza estinguerci) fino alla seconda metà del “900” e qualcuno conosceva molto poco il corpo umano e tanto l’ingegneria, i nuovi e promettenti studi di biomeccanica umana e roba per far mantenere in piedi i ponti, le statue e la Mole Antonelliana. E’ bastato unire un po’ di quella roba con il medichese stretto da vendere al popolo ignorante, che ancora oggi confonde autorità di chi pronuncia teorie con evidenze scientifiche, per fare la frittata.  E’ passato quindi il concetto della postura ideale e passa (purtroppo) ancora ai corsi nelle aule di fisioterapia e medicina, con buona pace per la medicina basata sulle prove di efficacia…

Per fortuna i ragazzini di scuole medie e superiori se ne sbattono di insigni professori, lautamente pagati per mostrare ipotetiche posture scorrette, e si stravaccano a scuola come vogliono sulle sedie. Spero vivamente abbiano più probabilità di riprodursi rispetto a quelli che comprano i materassi in memory foam.  A tal proposito uno studio ha mostrato che la “slouched sitting posture”, per intenderci la postura migliore per prendersi una sberla dalla prof di matematica, irrobustisce i dischi intervertebrali della colonna lombare bassa. Altro che distribuzione ideale interna dei carichi.

Cosa ci dicono infine oggigiorno le ricerche ? Provo ad essere sintetico e a mostrare celermente le principali conclusioni a cui, per ora grazie a ricerche serie e non a teorie strampalate, si è giunti.

  1. Qualsiasi postura mantenuta a lungo è correlata a dolore muscolo-scheletrico, per quanto “perfetta” (secondo la fallace teoria della distribuzione interna ideale dei carichi) possa essere.
  2. Non esiste postura corretta e scorretta, infatti la postura è un adattamento funzionale dinamico alla nostra vita relazionale, lavorativa e al nostro stato bioumorale e psicologico.
  3. Alcuni autori sintetizzano con la frase “la migliore postura che tu possa adottare è la prossima” il concetto che siamo strutturati per muoverci e non per stare fermi e in posizioni statiche, tipo Bronzi di Riace.
  4. Le posture definite “errate” non sono causa di scoliosi, possono (forse alcune posture mantenute) aggravarne una grave e pre-esistente.
  5. Chi adotta posture definite come scorrette, soffre di dolore muscolo-scheletrico tanto quanto chi ha la postura esteticamente valida del David di Michelangelo.
  6. Il dolore muscolo-scheletrico è molto più correlato alla scarsa quantità di moto che a deficit dell’allineamento muscolo-scheletrico.

Per ora questo suggeriscono le ricerche, si dovranno attendere gli sviluppi per vedere se parte delle vecchie teorie sulla distribuzione ideale interna dei carichi verranno parzialmente riaccreditate o definitivamente abbandonate.

Raffaele Tafanelli, Fisioterapista iscritto all’ordine

 

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