Dolore? E se fosse colpa di un nervo?

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Articolo pubblicato sul Corriere di San Severo

La neurodinamica, no non sto parlando di una disciplina new age, inventata da qualche buontempone, ma di medicina di comprovata efficacia che annovera, tra i suoi padri fondatori, i fisioterapisti australiani Geoffrey Maitland, Robert Elvey e David Butler e che è attualmente in continua evoluzione, grazie alle ricerche del fisioterapista Michael Shacklock.

Quando si soffre di un disturbo, si pensa spesso a tutto come potenziale fonte primaria dei sintomi che si accusano (muscolo, tendine, capsula articolare ecc.) eccetto che ai nervi, nonostante essi siano innervati (dai nerva nervorum) come molte strutture dell’apparato locomotore e nonostante possano essere origine di dolore o di strane sintomatologie, se compressi o se il loro scorrimento fisiologico viene alterato.

Sì perché i nervi sono dotati di movimento e “scivolano” rispetto alle strutture circostanti in rapporto ai movimenti che andiamo a compiere. Possono essere, appunto, origine di disturbo meccanico semplice.

La neurodinamica clinica è quindi quella branca della fisioterapia che si occupa della valutazione e della mobilizzazione indiretta dei nervi e delle strutture neurali come i plessi nervosi e la dura madre (una delle meningi).

Come si svolge presso Fisio@RT una seduta di neurodinamica ?

Dopo che valutato il caso clinico -attraverso test neurodinamici appropriati- confermo o escludo il coinvolgimento delle strutture neurali. Se la valutazione mi da conferma di un disturbo neurale, procedo con specifiche manvore passive di messa in tensione e rilascio o di scorrimento.

Il nervo e le strutture neurali sono dotate , come scrivevo prima, di movimento; questo movimento, che avviene tra il tessuto nervoso e le interfacce connettivali che lo avvolgono, può, per svariati eventi come un’ernia discale o un intrappolamento nel tessuto connettivo, diventare difficoltoso e possono comparire sintomi invalidanti: formicolio, sensazione di pesantezza, bruciore e dolore.

I primi studi sul movimento del nervo sono stati compiuti sul nervo sciatico del cadavere; si vedeva che, durante il movimento di sollevamento della gamba, parte della radice nervosa L5-S1 e il nervo sciatico si spostavano cranialmente (verso l’alto). Ad oggi ci sono centinaia di studi non solo sul cadavere, ma anche sull’efficacia delle manovre nel risolvere fastidiose sindromi invalidanti.

Quali disturbi allora possono essere trattati con successo attraverso le manovre neurodinamiche?

Tutte le sintomatologie che derivano dalla compressione o dall’alterato scorrimento di strutture nervose o nervi: forme iniziali di sindrome del tunnel carpale e cubitale, particolari forme di epicondilalgia recidivante (il famoso gomito del tennista che può avere origine dall’alterato scorrimento del nervo radiale), lombosciatalgie e lombocruralgie, sintomatologie sviluppatesi in seguito a colpo di frusta e tanti altri disturbi complessi, che non potrebbero essere altrimenti risolti con successo.

In Italia la neurodinamica è ancora poco praticata: una Cenerentola della riabilitazione.

In parte perché i fisioterapisti investono in macchinette dalla dubbia utilità, i cui benefici non sono mai stati validati da ricerche serie, in parte perché si preferisce accontentare il paziente alla ricerca del massaggino, per altra parte ancora perché i corsi post-laurea di neurodinamica sono effettivamente pochi.

Presso Fisio@RT mi occupo spesso di sindrome del tunnel carpale e di lombo-sciatalgia grazie anche all’approccio neurodinamico.

Il mio auspicio è che il futuro fisioterapico dell’Italia sia costruito sulla base delle evidenze e non delle mode, così che molti più pazienti possano trovare la risoluzione ai propri fastidiosi sintomi.

Raffaele Tafanelli, Fisioterapista

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